Croce Gramsci due frames

 Da un lato la lezione di Benedetto Croce, con il suo elogio, moderato ma non per questo meno significativo, del cattolicesimo di Roma e dei gesuiti come involontari o inavvertiti garanti di un’unità italiana ante litteram. Se l’unificazione della Penisola si era dovuta scontrare con il potere politico dei papi, qualcosa si doveva tuttavia anche a loro. «Qualche motivo di storica gratitudine», diceva Croce, legava gli italiani ai rigori della Controriforma, senza la quale «le faville delle divisioni religiose» sarebbero dilagate anche nella Penisola. Condivisibile o no, il ragionamento di Croce - spiega Prosperi - coglieva un punto importante, seppure riepilogandosi in un giudizio negativo che non poteva conferire alla Controriforma il respiro ideale del Rinascimento o della Riforma protestante. Dunque, un passaggio reattivo (come implicito del resto nella categoria di Controriforma); ma di portata tale da lasciare un’impronta forte, indelebile e, sotto molti punti di vista, plasmante.

Le parole di Croce vengono quindi combinate con la lezione di tutt’altra personalità, quella di Gramsci. Nei suoi Quaderni definiva il Risorgimento come «rivoluzione senza rivoluzione» o, come recitava una nota a margine, una «rivoluzione passiva», in cui le masse non erano state coinvolte e le dinamiche sociali non era state scalfite. È appunto questo concetto che Prosperi propone per rileggere la Controriforma: essa fu una rivoluzione passiva, fu cioè un processo dove i deboli - il popolo analfabeta, i contadini, le donne - non furono contemplati con un coinvolgimento culturale («sentire messa» era cosa diversa dall’ascoltare e capire, per usare un’immagine di Prosperi). 


Ma, fu anche un passaggio epocale, in cui il chierico, ovvero il parroco, si sostituì sempre più al laico, facendosi garante e sorvegliante della corretta applicazione di una religione codificata da Roma e mediata dai vescovi a livello locale. Attraverso i culti, le devozioni, le predicazioni, le immagini, e così via, cambiava la vita quotidiana dei poveri e dei semplici, accompagnati, quasi inconsapevolmente, verso una nuova normalità. 

Non una "rivoluzione" tout court, come quelle che, nella storia, investono le masse conferendo loro un altro protagonismo, eversivo, sovversivo e dirompente: una rivoluzione passiva. In questa cornice, che ha il sapore di un bilancio, il lettore è accompagnato nella rilettura di otto corposi saggi in cui Prosperi ha affrontato il tema, declinandolo ora sugli intellettuali, ora sui vescovi, sulle strutture ecclesiastiche o sulle vittime.

https://www.quodlibet.it/libro/9788822906595 Prosperi

Commenti

Post più popolari